Giuri di rubare? Sì, grazie!

16 06 2009


In un periodo di crisi e di generale smarrimento di valori guida (e non si parla solo dell’ambito economico), non sono certo parole di speranza e di cambiamento quelle riportate nell’articolo pubblicato da Luigi Mascheroni su ilGiornale.it :

“Giurate di non rubare?” E i futuri Manager rispondono: “No, grazie”

Come insegnava Gordon Gekko, indimenticato guru di Wall Street, «è tutta una questione di soldi, il resto è conversazione». Posto che l’etica, ethos, ossia «condotta», è quella scivolosissima inclinazione della filosofia che si occupa dei valori sui quali si fonda la distinzione tra i comportamenti moralmente leciti da quelli ritenuti inappropriati, nulla appare più difficilmente conciliabile con tale nobile aspirazione dell’essere umano, del «fare affari». Da quando i fenici hanno inventato il denaro, l’essere onesti e l’essere ricchi sono due condizioni che, messe vicine, suscitano più di un legittimo dubbio.
A proposito di «etica del business», espressione che a molti suona come un divertente ossimoro, proprio dal Paese che crede con la stessa sacra convinzione in Dio e nel dollaro arrivano due notizie. Anzi, una notizia e una non-notizia. La prima è che l’università di Harvard, il tempio dell’educazione finanziaria internazionale, ha istituito il «Giuramento dell’aspirante manager», ossia un impegno con il quale gli studenti del master in Business administration si impegnano – con tutta la solennità di cui si è capaci e si è vincolati in un Paese come l’America, disposta a perdonare tutto tranne un giuramento non rispettato – ad agire con «integrità» e «buona fede» pensando «non solo agli interessi degli azionisti ma dell’intera società». La seconda è che ha giurato solo il 20% degli studenti.

 leggi tutto l’articolo





La nostra vita in mano a due lancette

16 04 2009


L’aula magna del centro scolastico di Merano è avvolto da ritmi e suoni africani e si sta riempendo di giovani studenti interessati da varie scuole superiori di Merano. Si tratta di un convegno su etica e responsabilità, organizzato dalle associazioni “Niemals Allein – Mai soli” e “Ascolto Giovani“. La mattina viene diretta dal regista della RAI Paolo Mazzucato, il quale intervista le tre persone che riferiscono delle loro esperienze sociali all’estero. I referenti del convegno sono Umberto Zanarotti, medico, Igor Pesce, architetto e infine Fiorenza Cavada, infermiera.

Per primo tocca al medico Umberto Zanarotti raccontare le sue esperienze e avventure fatte nel cuore del Congo. Pieno di entusiasmo e emozioni comincia a parlare della situazione del paese. Spiega ai studenti che le guerre fatte, vengono eseguite solo per un unico motivo: per le ricchezze del paese. E subito i volti degli ascoltatori cambiano forma. I visi diventano seri e attenti. L’argomento è forse più toccante come previsto. Il medico fa vedere agli studenti varie foto, dove si nota l’assurdo contrasto tra la povertà e la miseria in cui si vive nel Congo e la lussuria e il benessere come lo si vive qui da noi. Spiega inoltre, che il motivo del suo viaggio, è stato per puro egoismo proprio, perché dalla gente ha ricevuto molto di più, che infine ha dato a loro. Il concetto è chiaro: Zanarotti è andato in Congo per aiutare, per essere solidale e sociale, eppure doveva andarsene dall’Italia per fare questo. Per sfuggire all’eterna burocrazia e allo stress della società “civilizzata“. Racconta che in Africa la gente ha una concezione del tempo assai diversa dalla nostra: l’orologio quasi non esiste. C’è il sorgere e il calare del sole, cosa serve di più? Non esiste l’arrivare troppo tardi in tanti posti dell’Africa. A volte la gente arriva solo dopo giorni dall’appuntamento fissato. Ma questo per loro non è un problema cosi grave come lo è per noi. La nostra vita ormai dipende dagli orari, se non ci atteniamo a questi, veniamo sgridati, umiliati e magari pure licenziati. Quasi triste, il fatto che diamo la nostra vita in mano a due lancette.

Il motivo per partire, per molte persone è inspiegabile, “è qualcosa che ti scatta dentro“, dice Fiorenza Cavada. L’infermiera ha lavorato per un paio di mesi in un centro di cardio chirurgia nel Sudan. Racconta che il centro “Salam” è stato costruito con l’aiuto dell’organizzazione Emergency, ormai nota in tutto il mondo. Questa nuova struttura è dotata di tutti gli strumenti necessari e c’è pure abbastanza personale, proveniente da tutti i vicoli del mondo. La struttura è perfetta, ricorda quasi una moderna struttura europea. Ritornata a casa, continua Cavada, si è accorta che i problemi ai quali si trova davanti qui in Italia, non sono niente in confronto a quelli che si ritrovano nel Sudan. La gente tende a drammatizzare ogni piccolezza, anziché farsi meno problemi. E questo fatto probabilmente è una delle tante  cose che distingue l’oriente dall’occidente.

Oltre all’organizzazione “medici senza frontiere“, esiste un’altra associazione simile. Ma questa non va in giro per il mondo a curare la gente, ma va in giro a progettare e a costruire ospedali e strutture sociali, per chi ne ha bisogno. L’associazione si chiama “architetti senza frontiere“, anche questa fa parte di Emergency. “Il mio giubbotto antiproiettili era la maglietta di Emergency“, dice l’architetto Igor Pesce, meranese e ormai milanese. Igor Pesce ha trascorso 13 mesi in Afghanistan, a Kabul, progettando e costruendo un centro medico per profughi e feriti di guerra. Per 10 anni ha vissuto nella frenesia di Milano e a un certo punto, per caso, ha sentito parlare di questa associazione e ha subito deciso di offrirsi come volontario. Detto fatto, si è ritrovato a Kabul, in mano i soldi per la costruzione e la gente che lo aiutasse.

I tre referenti, dopo aver raccontato delle loro esperienze, dicono agli studenti che non vogliono essere visti come degli eroi, ma semplicemente come persone responsabili per la società, come lo siamo noi tutti, o meglio lo saremo tutti. Dopo una rinfrescante pausa, nella quale venivano offerti vari prodotti dell’altro mercato, un mercato equo e solidale, nell’aula parte l’ora delle domande. Qui si nota, che l’argomento ha veramente fatto effetto. Gli studenti pongono domande interessanti sull’etica e sulla responsabilità. I referenti, con calma, ma con molto entusiasmo cercano di avvicinare ancora di più la tematica agli studenti e a farli riflettere sul concetto. E secondo il mio parere, ci sono riusciti assai bene. Credo che nell’una o nell’altra mente, questa idea del partire per l’estero, essere solidali, responsabili e rispettosi verso altre culture abbia trovato un aggancio.

Christian KuppelwieserIV C
Pädagogisches Gymnasium “J. Ferrari” – Merano





BUONA PASQUA

10 04 2009
BUONA PASQUA

BUONA PASQUA





Ethos ha centrato il cuore di tutti

7 04 2009


Arrivano alla spicciolata quelli di casa, arrivano compatti quelli delle scuole ospiti: sono i ragazzi, sono 200, sono il pubblico protagonista del momento inaugurale della giornata del convegno “ETHOS – Etica e Responsabilità“. Visti da qui, dal tavolo dei relatori e degli organizzatori, per ora sono indecifrabili: immagino curiosità, aspettative, temo diffidenza, addirittura indifferenza. D’altra parte in giro, di loro, non si dice spesso bene. Ma non c’è più tempo per riflettere e per fare ipotesi di psicologia spicciola: il ritmo delle percussioni africane di Mario Feller, Mirko Paternolli e Helmut Pichler batte violento e trascinante e copre tutto: brusio, rumori di fondo e pensieri. Poi il silenzio e si attacca.

Una breve introduzione, quello che basta spero, per far capire loro quali sono le intenzioni di questa giornata, del nostro lungo lavoro di un anno, del perché abbiamo voluto cominciare da loro, investire in loro il primo passo ufficiale della giornata. Guardarli negli occhi, tutti, è impossibile e così cerco di parlare ai loro cuori e chiudo dicendo che se, uscendo da lì a fine mattina, saranno almeno un po’ diversi da come ci sono entrati, se avranno portato con sé la consapevolezza di avere davanti anche quella strada, di cui tra poco si parlerà, per crescere e diventare se stessi, allora come organizzatori avremo centrato l’obiettivo. Marco ribadisce in tedesco.

L’applauso che segue è sulla fiducia. Ma è quello che basta per dare inizio con il giusto slancio ai racconti. Parole a braccio, interviste dettate dalla curiosità professionale e umana del moderatore Paolo Mazzucato, programmista e regista Rai di Bolzano, molte immagini, qualche oggetto, le domande dei ragazzi: questo vogliamo che sia “Esperienze sul campo – Lebensberichte”. E questo, inaspettatamente quanto a intensità, è poi stato.

E’ Umberto Zanarotti, l’otorino volontario in Kenia e nel Congo, ad affrontare per primo gli sguardi dei ragazzi e li copre di parole, di un flusso continuo che testimonia loro in maniera equivocabile del modo con cui ha vissuto quella esperienza, e con quella anche la vita: a pelle scoperta, senza protezioni né preconcetti. E le sue mani che si agitano insieme ai suoi discorsi che si interrompono e si aggrovigliano nella voglia di dire tutto, sottolineano gli interrogativi che egli stesso si pone, smitizzano prima di tutto l’aureola d’eroe, ma indicano in quel ruolo i volti dei bambini, delle donne e degli uomini che sfilano sullo schermo: lascia il segno, Umberto, e lo si capisce dai ragazzi che non fiatano, che lo seguono con gli occhi, che si commuovono alla sua commozione.  Forse, mi dico, li abbiamo presi. Sono qui col cuore e con la testa e noi siamo con loro.

E continuano ad esserci anche dopo, appena Fiorenza Cavada prende il microfono in mano. Infermiera professionale, esperienza nel Sudan in un avanzatissimo centro cardiochirurgico: le immagini quasi patinate di una struttura efficiente e pulita e di attrezzature all’avanguardia lasciano via via il posto ai volti delle persone, a quelli dei bambini nei letti, alle immagini più soffocanti della periferia di Soba, ma le parole di Fiorenza rimangono sull’onda dell’emozione, che parli di attrezzature ed interventi o di abbracci e sguardi profondi. E dice loro che non c’è fretta per queste scelte, che prima c’è bisogno di maturare se stessi, di arrivare pronti: con il proprio bagaglio di esperienza e con le inevitabili paure.

I ragazzi seguono, seguono ancora. Gli sguardi sono fissi su chi parla, spiano le immagini. Neppure il tempo di confidarsi impressioni ed emozioni: il carico da sopportare è molto e ognuno lo porta da sé. Anche quando attacca il suo racconto Igor Pesce, architetto in Afghanistan per Emergency. La casualità lo ha portato lì, un desiderio confuso di cambiare qualcosa di sé, una notte a navigare in Internet: inizia così il suo intervento. Niente di più vicino alla sensibilità dei ragazzi che cercano esempi nel quotidiano. Anche lui è un fiume in piena e mescola riflessioni, elementi di razionale analisi sociale e politica con le emozioni, con l’impatto personale dentro un territorio di guerra, a contatto con il senso della paura.

Il mix rimane addosso ai ragazzi che ancora non mollano l’attenzione. La pausa quasi li sorprende e l’uscita dalla sala non è di quelle precipitose, non è una fuga. E’, appunto, soltanto una pausa. Forse il momento per guardarsi in faccia e capire quanto e cosa sia arrivato a tutti, forse per qualche confidenza al di là degli appunti che alcuni diligentemente prendono. Anche noi intanto ci guardiamo in faccia e ci sciogliamo nello stupore: stiamo parlando una lingua che arriva, stiamo aprendo una porta attraverso cui i ragazzi hanno voglia di guardare. I complimenti giungono anche dagli insegnanti: non è tempo perso o rubato alle lezioni, ma è scuola, scuola vera.

Ma che ne sarà ora di tutto questo al rientro? Tocca a loro adesso, ci aspettiamo domande, stimoli, perché, anche contestazioni magari, purché parlino. Il rientro è tranquillo e riprendiamo lì da dove abbiamo chiuso come ci fossimo interrotti nel discorso, ma non nelle sensazioni e nell’empatia che ci unisce tutti lì dentro.

Le domande sono centellinate, non c’è un fiume di parole. Ma non c’è abitudine tra loro a momenti come questi: a loro non è richiesto di fare domande, ma di rispondere a quelle degli insegnanti. E poi, forse, quello che hanno visto e sentito è sceso più nel profondo di quanto si aspettassero e questo, sempre, lascia con poche parole. Però il discorso riprende e si toccano anche temi grossi, importanti: le donne, le culture altre, il coraggio, le diverse filosofie di aiuto al terzo mondo. Chi se ne va adesso è solo perché il tempo, per loro, è scaduto ed è ora del rientro nelle sedi: andandosene si scusano di non poter restare. Chi rimane invece non guarda l’orologio, non lo guardiamo neppure noi e ci stupiamo a  scoprire che abbiamo sforato, e non di poco. E’ l’ora del saluto e, scherzando, minacciamo di morte Igor che ancora li tiene ancorati alle sue riflessioni e alle sue sensazioni. Ringrazio tutti, ma soprattutto loro, i ragazzi. Dico loro che un pubblico così, mi correggo, delle persone così sono il massimo per chi organizza, ti danno il senso dell’utilità del tuo lavoro e ripagano di ogni sforzo. Il loro applauso di commiato, forte e straripante, è da occhi lucidi. Li guardo andar via già con nostalgia.

Andrea Rossi (UPAD)





Il culmine… in una giornata da sogno

30 03 2009


Mai ci saremmo immaginati, quando giusto un anno fa abbiamo deciso di organizzare questo evento, che la partecipazione dei cittadini di Merano potesse essere così numerosa. Mai ci saremmo immaginati che i relatori da noi invitati, potessero coinvolgere e, in parte, infiammare il pubblico attraverso i loro interventi pieni di slancio e, a volte, provocatori.

Ma è successo. Ed è successo per una giornata intera.

Il tutto è iniziato con i racconti dei tre giovani relatori della mattina che, diretti ottimamente da parte del moderatore, sono riusciti a catturare l’attenzione degli studenti delle scuole superiori. Gli stessi hanno dimostrato il contrario di ciò che è l’attuale pensiero comune sui giovani. Erano attenti, partecipativi e alcuni visibilmente commossi nel vedere le immagini toccanti di mondi lontani geograficamente, ma vicini in termini d’umanità. La sensibilità per l’altrui sofferenza non è ancora del tutto sparita (per fortuna) e l’interesse per una scelta personale e professionale diversa dai soliti modelli proposti dall’attuale società è più che vivo.

Poi è stato il turno degli interventi pomeridiani. E anche qui, l’aria che si respirava, era quella pulita… etica… corretta. Almeno così l’abbiamo vissuta noi. Ogni relatore, magistralmente diretto dal moderatore, è stato capace di catturarci ed infiammarci, attraverso analisi lucide e ragionate, intrise però di valore ad ogni parola. E il pubblico li ha ringraziati… applaudendo a lungo, per poi, partecipare vigorosamente alla discussione ponendo domande, che forse a lungo aspettavano già una risposta da parte di qualcuno. E, con nostro stupore, anche qui, i protagonisti di domande più che pertinenti e degne di riflessione da parte dei relatori, erano proprio quelle fatte da alcune giovani studentesse delle scuole superiori.

Ormai stanchi, ma felici di aver trascorso mezza giornata all’insegna di un modo di pensare e vivere diverso da quello propostoci in continuazione dalla nostra società, è arrivato il momento di ascoltare il dibattito di pensatori “esperti” sull’etica e le sue svariate articolazioni. Nonostante l’ora tarda e il fisico leggermente indebolito, ci siamo risvegliati in un attimo, quando i relatori hanno cominciato ad esprimere con passione il loro pensiero (la ricchezza sta nella diversità) sul modo di stare al mondo: un filo rosso è sceso dal palco e si è diramato per tutta la sala… la ricerca del BENE. E il pubblico domandava e provocava… peccato che l’ora era tarda e dovevamo chiudere.

Cosa dire ancora?

Per una giornata intera abbiamo avuto l’occasione di vivere, parlare, discutere e sognare… un modo di vivere diversoun mondo diversouna società più pulita.

GRAZIE A TUTTI!

Un grazie particolare va a chi ci ha aiutato a realizzare questa giornata particolare: Ringraziamenti





Il diritto all’autodeterminazione

22 03 2009
© 2009 Associazione niemals allein – mai soli

© 2009 Associazione niemals allein – mai soli





La bulimia istituzionale

13 03 2009
© 2009 Associazione niemals allein – mai soli

© 2009 Associazione niemals allein – mai soli





Realtà o Fantasia???

27 02 2009
© 2009 Associazione niemals allein – mai soli

© 2009 Associazione niemals allein – mai soli





Le proiezioni dell’odio

13 02 2009
© 2009 Associazione niemals allein – mai soli

© 2009 Associazione niemals allein – mai soli





Aver tempo significa non aver tempo per tutto

6 02 2009
© 2009 Associazione niemals allein – mai soli

© 2009 Associazione niemals allein – mai soli