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Germana (72 anni), politologa e attivista dell’associazione, ha raccolto per noi l’articolo omonimo di Piero Ottone pubblicato su La Repubblica del 18 luglio 2008 che noi, in questa sede, riproponiamo.
Che il Lodo Alfano, la legge frettolosamente approvata per impedire un certo processo a carico del presidente del Consiglio, sia un’anomalia costituzionale; che questo Lodo violi il principio, segno di civiltà, secondo cui la legge è uguale per tutti, è stato detto dai giuristi, dagli uomini politici, dai commentatori che mantengono indipendenza di giudizio. Non occorre ripeterlo. Ma c’è un altro aspetto, non meno grave, della vicenda: l’effetto diseducativo.
Lo sappiamo, purtroppo: l’Italia è un Paese corrotto, è in cima alle classifiche in tema di corruzione. Ne abbiamo qualche esempio tutti i giorni. L’evasione fiscale è della corruzione il segno più grave, ma non l’unico. L’artigiano come il professionista non dà la ricevuta al termine della prestazione, il contrabbandiere aggira le norme per importare merce, lo studente compra il diploma, l’automobilista paga per avere la patente, il responsabile di azienda si aggiudica un contratto con l’asta truccata, e fa due bilanci, uno vero e segreto, l’altro falso per il fisco: gli esempi sono infiniti.
Il furbo viola la legge e la fa franca. Ci sono poi intere regioni dominate dalla malavita organizzata, mafia e camorra: lì la corruzione diventa legge per conto suo. Siamo ora di fronte a un malefico circolo vizioso. Il lodo Alfano è considerato un male inevitabile, anche da coloro che tuttavia ne vedono l’obbrobriosa anomalia, in base a un ragionamento di realpolitik: una condanna di Silvio Berlusconi (e si direbbe, a giudicare dall’ardore con cui vuole bloccare il processo, che lui sia il primo a ritenere la condanna assai probabile) sarebbe una sconfessione per quei milioni di elettori che hanno dato alla sua coalizione la maggioranza in Parlamento, e potrebbe inceppare il governo del paese. Ma il voto di quei milioni è gia, di per sè, un segno della mancanza di senso etico in una larga porzione, anzi nella maggioranza dei cittadini.
Come si fa a votare un leader, infatti, inquisito in tanti processi? Un leader che proponeva come ministro della Giustizia un avvocato, Cesare Previti, poi condannato per avere corrotto i giudici? Un leader la cui candidatura sarebbe stata inconcepibile in ogni altro Paese occidentale? Per i suoi elettori, ovviamente, i trascorsi del leader erano irrilevanti. La mancanza di senso etico fra gli elettori genera adesso altra corruzione, la legge ad personam: l’Italia scende così di un altro gradino nel baratro. La vicenda Alfano insegna al cittadino che sul diritto prevale l’astuzia, vince la forza. E’ una nuova dimostrazione che il mondo è dei furbi: in Italia i furbi la fanno sempre franca. Questo è l’effetto diseducativo del Lodo Alfano, è il suo messaggio al paese. Come possiamo ancora pensare di essere un paese di pari diritto nella comuntà occidentale?
Se vogliamo indicare il punto di partenza di una rinascita nazionale, non c’è dubbio che esso sia, lo dicono le persone di buona volontà in Italia e fuori, il itorno al senso morale; la risalita etica, la sferzata che restituisca al Paese stima e fiducia in se stesso, e lo aiuti a uscire dalla sua profonda depressione. Si dirà che il senso etico è come il coraggio: chi non lo ha non può darselo. Forse è così. Ma anche il senso etico, come il coraggio, è contagioso. L’ufficiale che per primo si lancia contro il nemico è sempre stato, attraverso la storia, il simbolo del buon esempio: i soldati lo seguiranno. Anche i capi dotati di senso morale possono indurre alla moralità i cittadini. Questi capi? Con queste leggi? Il viaggio dell’Italia in fondo al precipizio sarà ancora lungo e penoso.



