Giuri di rubare? Sì, grazie!

16 06 2009


In un periodo di crisi e di generale smarrimento di valori guida (e non si parla solo dell’ambito economico), non sono certo parole di speranza e di cambiamento quelle riportate nell’articolo pubblicato da Luigi Mascheroni su ilGiornale.it :

“Giurate di non rubare?” E i futuri Manager rispondono: “No, grazie”

Come insegnava Gordon Gekko, indimenticato guru di Wall Street, «è tutta una questione di soldi, il resto è conversazione». Posto che l’etica, ethos, ossia «condotta», è quella scivolosissima inclinazione della filosofia che si occupa dei valori sui quali si fonda la distinzione tra i comportamenti moralmente leciti da quelli ritenuti inappropriati, nulla appare più difficilmente conciliabile con tale nobile aspirazione dell’essere umano, del «fare affari». Da quando i fenici hanno inventato il denaro, l’essere onesti e l’essere ricchi sono due condizioni che, messe vicine, suscitano più di un legittimo dubbio.
A proposito di «etica del business», espressione che a molti suona come un divertente ossimoro, proprio dal Paese che crede con la stessa sacra convinzione in Dio e nel dollaro arrivano due notizie. Anzi, una notizia e una non-notizia. La prima è che l’università di Harvard, il tempio dell’educazione finanziaria internazionale, ha istituito il «Giuramento dell’aspirante manager», ossia un impegno con il quale gli studenti del master in Business administration si impegnano – con tutta la solennità di cui si è capaci e si è vincolati in un Paese come l’America, disposta a perdonare tutto tranne un giuramento non rispettato – ad agire con «integrità» e «buona fede» pensando «non solo agli interessi degli azionisti ma dell’intera società». La seconda è che ha giurato solo il 20% degli studenti.

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