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Vorrei iniziare il mio contributo al forum di discussione, che spero si svilupperà intorno alla vostra lodevole iniziativa, prendendo proprio spunto da un paio di concetti espressi così acutamente nell’articolo apparso sul blog, dal titolo “Perché un convegno su Etica e Responsabilità”.

 

Il primo punto su cui vorrei soffermarmi è la definizione di Etica, che peraltro, anche se in negativo, si tenta anche nell’articolo sopra citato.

Si dice che l’Etica non è un decalogo, cioè non è un insieme codificato di regole o norme, e su questa affermazione concordo completamente, non possiamo, infatti, ridurre tutta la tradizione del pensiero filosofico da Platone ad Heidegger, passando per Spinoza e Nietzsche, ad un tentativo di fissare delle regole di comportamento, o di stabilire dei modelli normativi a cui riferirci, perché, a mio avviso non è questo il compito della filosofia, e quindi dell’Etica, ma piuttosto della Politica ( e intendo quella alta, quella che davvero si occupa di governare la Polis, e non la piccola amministrazione di interessi particolari o l’affarismo volgare ), la cui missione dovrebbe essere quella di trasformare lo spirito espresso dalla riflessione filosofica nella carne e nel sangue del nostro essere corpo sociale.

Le scuole filosofiche ateniesi, dall’Accademia al Liceo e via dicendo avevano come compito anche quello di formare coloro che sarebbero diventati i protagonisti della vita pubblica della città, ma prima dovevano diventare “Filosofi”.

Quindi l’Etica precede la norma, non è la norma.

Allora possiamo dire che l’Etica è ciò che fonda la norma, il fondamento su cui cresce e si sviluppa tutto l’impianto di regole, leggi, tutto quello, insomma, che usiamo quotidianamente per orientare la nostra condotta all’interno della società.

Ma è sufficiente dire che l’Etica è un fondamento ? Che cosa intendiamo per fondamento?

Nel nostro immaginario questo termine evoca un qualcosa di solido e di saldo, di immobile, viene naturale correre immediatamente con la mente all’edilizia, la costruzione di una casa non può procedere che da una struttura che garantisca la sua stabilità, e la sicurezza dell’edificio è direttamente proporzionale al grado di resistenza  e solidità della sua base.

Ma uscendo dalla metafora per tornare al concetto è possibile trasferire ad esso quei caratteri che abbiamo visto essere propri del termine tecnico impiegato in edilizia?

L’Etica è un qualcosa di solido, saldo ed immobile?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo ricorrere a ciò che l’esperienza ci dice del modo in cui l’Etica si manifesta, della sua fenomenologia.

Quello che osserviamo immediatamente, è che quando usiamo questo termine o quando ci riferiamo ad esso, nella Storia, ma oggi più che mai, intendiamo non un che di unico ed indivisibile, come richiederebbe un fondamento che si rispetti, ( ed aggiungerei anche di indiscutibile ), ma percepiamo una “pluralità” di fenomeni differenti, ciascuno dei quali produttore di leggi, regole, norme diverse, se non a volte, in totale opposizione tra di loro.

L’Etica  cattolica e quella laica, per fare un esempio a noi vicino, ma potrei farne altri, non sono riconducibili ad un unico fondamento, infatti per la prima esiste un presupposto unico ed assoluto che è Dio, per la seconda il presupposto viene continuamente rimesso in discussione ( pensiero critico ).

Per concludere questo primo intervento vorrei proporre una domanda : se l’Etica non è una ed indivisibile, ma sono tante e differenti fra loro, può esistere un fondamento delle Etiche e quale?

Mi rendo conto che i diversi argomenti sono stati trattati un po’ di corsa, ma tant’è, in fondo questo non vuole essere un saggio, ma un primo contributo alla discussione.

Davide

6 risposte

17 05 2008
massimo

Ho letto con grande interesse il suo intervento, e pur non essendo filosofo, almeno in senso professionale, mi interesso molto di tutte le questioni che sono inerenti a questa disciplina, convinto che essa rappresenti l’unico ambito in cui poter esercitare l’autentico pensiero, quello che, se davvero libero, è svincolato dai pregiudizi e dai luoghi comuni, di cui è satura molta parte della nostra comunicazione sociale.
Naturalmente il suo intervento richiederebbe un esame più approffondito che mi riserverò di fare in seguito, anche perchè , pur apprezzando il livello della riflessione, la mia posizione non coincide con la sua.
D’altra parte il forum serve proprio per confrontare le differenze, non le pare?
Io comprendo la sua prospettiva che pretende di porre come prioritaria la necessità di una radicalità della domanda, ma il rischio a mio avviso è quello di rinchiudersi in una discussione per pochi iniziati, che escluderebbe tutti coloro che, non avvezzi a tale pratica, si ritroverebbero comunque impossibilitati a seguire un tale discorso sul fondamento, ma obbligati quotidianamente a dover prendere delle decisioni, provvisti solo di quei luoghi comuni di cui parlavo prima.
E a questo punto la mia domanda, e con questa concludo, momentaneamente, come fare a svolgere un pensiero che sia capace di confrontarsi con la natura radicale di una domanda autenticamente filosofica, ed insieme affrontare, in termini, come dire, non elitari, le questioni che emergono dalla difficoltà del vivere quotidiano, a cui tutti prima o poi sono tenuti a dare una risposta ?.
Anche perchè, il secondo termine del titolo del convegno è responsabilità, che rimanda necessariamenete a relazione, quindi non si può pensare l’etica solo in termini di ricerca di fondamento, se non includiamo immediatamente l’Altro nella nostra riflessione.
Saluti e complimenti agli organizzatori di un Evento così importante, a cui chiederei di informarmi quando saranno stabilite le date del convegno, perchè mi piacerebbe parteciparvi.
Io abito a Bologna.

18 05 2008
gabriela

Mi inserisco nello scambio di idee e nella ricerca di risposte, pur non essendo “addetta ai lavori”, intendo “il filosofare”. Ricordo, però, un’insegnante di filosofia che diceva: “…ognuno di noi ha la capacità del pensiero, pertanto ognuno di noi è filosofo ed è bene che esprima la sua idea e la confronti con quella dell’altro…”
Ho letto qualcosa che mi ha molto interessata e che condivido, un’introduzione ed un dialogo svoltosi tra Salvatore Natoli e gli studenti di un liceo di Roma riguardo proprio la difficoltà del quotidiano e di etica della vita quotidiana e che riporto “…parlando di responsabilità, si ricorda che “Non nuocere” è il principio dell’etica, mentre “Non nuocere all’altro” è il principio della giustizia. Nel Vangelo di Matteo troviamo stranamente una modificazione della famosa regola aurea: Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te” diventa “Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te”. Sembra che non vi sia differenza, e invece c’è. Mentre nel non fare agli altri quello che non vorresti fatto a te il principio è il non nuocere, nel fare agli altri quello che vorresti fosse a te il principio è l’aiutare chi soffre, perdonare chi ha sbagliato, sollevare chi è caduto.L’etica diventa l’etica del dono, e nella quotidianità questa é la più necessaria.. .”
Aggiungo ancora un pensiero che è ( o cerco che sia) la base del mio agire e del mio rapportarmi con gli altri: il rispetto dell’altro; posso metterlo come fondamento dell’etica???
a ri-leggerci e ri-scriverci …

18 05 2008
Carmen

Ho letto l’intervento di Gabriela, ed apprezzo il fatto che abbia riportato il livello della discussione su di un piano più concreto e pratico, rispetto ai due interventi che l’hanno preceduta.
Capisco le ragioni che muovono Davide e, anche se in forma diversa, Massimo, ma credo, che, di fronte alla richiesta di risposte urgenti che la vita, nella sua inesorabile complessità e durezza, mi impone, io non mi possa permettere il lusso di perdermi in, lasciatemelo dire, generali, anche se raffinate, elucubrazioni sulla ” cosa ultima”.
La quotidianità con il suo bagaglio di violenza, e dolore, non mi lascia il tempo di stabilire se esista e quale debba essere il fondamento vero di ciò che devo fare, o delle difficili scelte a cui l’esistenza mi obbliga.
Gabriela ha ragione, occorre affermare il rispetto dell’altro in ogni sua forma, anche quella animale, ed osservare quei principi che sono espressi nella carta dei diritti dell’uomo, quella sì, il vero fondamento della nostra civiltà, e oltretutto così faticosamente raggiunto.
Non sprechiamo energie e tempo nell’inseguire affascinanti chimere del pensiero, ma impegnamoci, invece, a realizzare un mondo che sia davvero lo specchio delle idee, scritte in quel documento.
Riguardo invece alla citazione di Natoli, devo ammettere che faccio una certa difficoltà a comprendere la differenza tra ” Non nuocere” e “Non nuocere all’altro”. L’atto del nuocere non implica sempre e comunque la presenza dell’altro, anche nel caso che quell’altro fossi io? Sarebbe come dire – non uccidere – e – non uccidere l’altro-, non le pare, ma, probabilmente, non ci arrivo io.
E poi infine in riferimento a Matteo, io ho sempre pensato che sarebbe meglio fare all’altro cio che l’altro vorrebbe gli venisse fatto.
Mi pare che il principio evangelico nasconda una visione del prossimo troppo a mia immagine e somiglianza.
Io sono maestra e vivo a Roma.
A rileggerci presto.

19 05 2008
Lorenzo

Cercherò di prendere spunto da tutti gli interventi,anche se la questione che mi interessa approfondire di più, è quella legata alla ricerca di un fondamento del discorso etico, tema controverso, ma a mio parere di rilevante importanza.
Dice Carmen, riprendendo il contributo di Gabriela, che queste in buona sostanza sono questioni di lana caprina, che ci porterebbero ad avvitarci intorno a dispute interminabili e vuote, facendoci perdere di vista la funzione essenziale e centrale dell’etica, e cioè la definizione di modelli o pratiche, che dovrebbero consentire la piena realizzazione di quei principi,scritti nelle carte fondative dei diversi Stati Nazionali, e di molti organismi internazionali.
Siamo alle solite, si tratta della ormai arcinota accusa di “ vuota ed inutile astrazione” o di “sterile ed autoreferenziale esercizio cerebrale” che si fa alla filosofia.
Non ho la presunzione di svolgere io il ruolo di paladino della filosofia, non ne avrei i titoli e neppure le capacità, io non sono nulla, ma, forse, proprio in quanto nulla posso parlare di tutto e, soprattutto,di filosofia.
Vorrei solo provare a sostituire il termine fondamento con quello di autorità.
Da sempre qualunque ordinamento ha avuto il bisogno di richiamarsi ad un’ autorità che lo legittimasse di fronte alla comunitá che doveva regolare o governare.
Esiste una Legge o Norma qualunque che possieda in sé la forza sufficiente per potersi affermare, o si ha sempre bisogno per sostenerla dell’intervento di un Ente esterno che le conferisca l’Autorità necessaria ?
Le Tavole della Legge sono il risultato di un patto tra l’uomo e Dio, ed è in quest’ultimo che trovano la loro “indiscutibilità”.
Il non rubare o il non uccidere non sono Leggi che hanno in sé il loro valore, ma lo acquistano nel momento in cui è Dio a imporle come condizioni dell’Alleanza tra Lui e l’uomo.
Noi oggi sappiamo che nella Storia, il divino patto, e i comandamenti che ne sono l’espressione, sono stati violati innumerevoli volte, ma chiunque lo abbia fatto, ha sempre dovuto giustificare tale violazione come atto necessario alla difesa di quella stessa Legge, creando però, non pochi problemi di coerenza tra il Verbo e il comportamento.
Anche i dittatori più spietati e sanguinari sono costretti a definire un Bene, in nome del quale spiegare le loro mattanze, la purezza della razza, la guerra santa,o l’esportazione della democrazia non importa, si uccidono donne e bambini in nome di un Bene, ed è in quello che costoro la ragione trovano la ragione delle loro azioni.
Questo Bene è riconosciuto tale da un Principio superiore, o da un Ente supremo, ma l’importante è che ci sia un qualcosa che gli attribuisca un carattere di Assolutezza, di indiscutibilità, appunto.
Dal momento in cui l’uomo si rende conto del divenire di ogni cosa, che “tutto scorre”, si trova in preda ad un sentimento di precarietà e di instabilità, capisce che per sfuggire alla transitorietà del tutto, deve trovare il modo di dare alla propria esistenza,e all’assetto della sua struttura sociale, un carattere di solidità, di immutabilità, per riuscire a costruire e a progettare il futuro.
E qui siamo giunti agli attributi che Davide usa per definire il fondamento.
Questa è una delle ragioni che ci spingono a cercare di radicare la nostra condizione ad un terreno saldo, che ci dia l’illusione di essere in grado di difenderci dall’assalto annichilente di Chronos.
In fondo non era Socrate che come un tafano tampinava i suoi concittadini, che si illudevano di possedere delle certezze, con l’assillante domanda “che cos’è….”?, con il risultato di dimostrare loro, che le certezze che erano convinti di possedere, non erano poi cosí fondate, e di farsi condannare a morte, visto che, in genere, la gente, allora, come oggi, preferisce vivere nella certezza dell’inganno, piuttosto che nell’ incertezza del dubbio, e non ama coloro che provano a sollevare il velo di Maya.
Socrate dimostrava agli ateniesi di allora che non esiste un fondamento, che l’unica via autentica è quella della continua ricerca, concetto che verrà ripreso molti secoli dopo da un altro grande, Nietzsche, con la sua etica del Viandante.
In ogni caso, io spero di non finire a Torino, abbracciato piangente, ad un cavallo.

Lorenzo

20 05 2008
Lorenzo

“ Il principio di autorità si differenzia dall’autoritarismo in quanto rappresenta una sorta di fondamento comune ai due termini della relazione, in virtù del quale è chiaro che uno rappresenta l’autorità e l’altro ubbidisce; ma allo stesso tempo è convenuto che entrambi ubbidiscono a quel principio comune che, per così dire, predetermina dall’esterno la relazione. Il principio di autorità è quindi fondato sull’esistenza di un bene condiviso, di un medesimo obiettivo per tutti………E’ proprio questa la domanda cruciale in cui si cristallizzail problema dell’autorità: “ In nome di cosa ? “. In nome di quale principio comune due partner, in una data situazione, accetteranno un rapporto gerarchico o di autorità°, senza che questo degeneri trasformandosi in autoritarismo ? “. Miguel Benasayag “ L’epoca delle passioni tristi “

A proposito di fondamento.
Lorenzo

20 02 2009
Lorenzo

Colui che vuole distinguere il vero dal falso deve avere un’idea adeguata di ciò che è vero e di ciò che è falso.

Essere ciò che siamo e divenire ciò che siamo capaci di divenire è l’unico scopo della vita.

Baruch Spinoza

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